Questa è una storia ribelle di Arjuna Cecchetti | Recensione di Deborah

Arjuna Cecchetti, archeologo preistorico, è attivo in diversi progetti in Italia e all’estero; pubblica in riviste scientifiche e di divulgazione. Scrittore e poeta, ha campeggiato nelle steppe della Mongolia e cavalcato cammelli, cavalli di Przewalski e yak. Ha vissuto a Monteriggioni (Siena), a Cambridge, Londra e Dublino, ora abita in Umbria, fra le pieghe dell’Appennino. Ascolta Bob Dylan e Sinéad O’Connor. Con il romanzo Non pensarci due volte (Dalia, 2021) ha vinto il Premio Demetra per la letteratura ambientale 2022, ha raggiunto la finale del Premio Severino Cesari 2022 e ha ottenuto una segnalazione nella XXXIII edizione del Premio Italo Calvino. Autore anche di narrativa per l’infanzia, con Dalia, nel 2022, pubblica il suo primo libro illustrato con protagonista la piccola Sapiens Tula, Tula a caccia dei colori, seguito, nel 2023, da Tula e i capelli di Madre Natura.

 

Editore: Dalia Edizioni
Data di uscita: 1 ottobre 2025
Pagine: 160
Prezzo: 14.00 € 

Un terremoto devasta l’Appennino e decine di borghi vengono cancellati insieme alle vite di chi li abitava.
Selvaggia, rimasta orfana, cresce in un compound di sfollati, in un limbo in cui pian piano i suoi ricordi si affievoliscono fino quasi a scomparire.
L’incontro con Penny, sedicenne radicale e senza compromessi, la spinge a vedere ciò che si nasconde dietro la “ricostruzione” in atto: speculazione, cemento, profitto. Una gru esplode nella notte e crolla come un animale colpito a morte: è l’inizio della loro resistenza clandestina e irriducibile.
Per difendere il paesaggio della loro infanzia dal cemento, in questo romanzo di formazione e di lotta, due ragazzine, troppo giovani per fare paura ma abbastanza irresponsabili da non abbassare la testa, si trasformeranno in nemiche pubbliche.

 

Questa è una storia ribelle è il nuovo romanzo di Arjuna Cecchetti, un libro molto toccante che parla di resistenza, resilienza, dolore, perdita, lotta e memoria. Il romanzo di Arjuna Cecchetti dà voce al territorio appenninico ferito dal sisma nel 2016 che ancora sta sanguinando, sanguina in silenzio cullato dal lento oblio del tempo, una porzione del nostro paese che non c’è più ma non per questo deve essere dimenticata.
Preservare il ricordo e le memorie è essenziale, questi splendidi luoghi erano casa e vita per tantissime persone, tutte con i loro sogni e le loro lotte quotidiane, una comunità spezzata senza pietà da un evento naturale incontrastabile. La forza della natura ha mietuto in pochissimo tempo tantissime vite, ha distrutto edifici e case, ha sbriciolato le fondamenta di un’intera comunità.
Questa è una storia ribelle racconta la storia di Selvaggia e PennySelvaggia era solo una bambina quando il sisma le ha strappato l’intera famiglia e la sua casa; la bimba è sopravvissuta per giorni tra le macerie della sua vita, aggrappandosi con forza a ciò che era il suo mondo prima di essere salvata dai soccorritori ed entrare nella realtà del compound.
Dopo anni la memoria di Selvaggia è più fragile, si ricorda piccoli frammenti della sua storia, è stata assorbita da quel mondo funzionale e impersonale ricostruito a misura per rivelarsi il guadagno di pochi e l’infelicità di tanti. A tal proposito tema chiave del romanzo è proprio il nodo riguardo la ricostruzione, la speculazione edilizia che ha preso piede dopo il sisma e la cementificazione, il non rispetto verso un territorio naturale.
Proprio grazie a questa tematica Selvaggia e Penny si ritrovano; Penny è stata un’amica d’infanzia di Selvaggia, giocavano e crescevano tra gli ulivi e i boschi, a contatto con la loro terra, protette dall’amore delle loro famiglie. Penny ha sedici anni, è più matura e ha vissuto l’evento con più consapevolezza, condivide le idee del padre riguardo la speculazione in corso e anche se lui si è arreso al sistema lei no, ha intenzione di combattere con tutte le sue forze. Ritrovata Selvaggia la coinvolge in questa resistenza, cerca di aprire gli occhi all’amica, che è ancora poco più che una bambina, su quello che sta accadendo intorno a loro.
Penny accompagna Selvaggia a casa, lì tra gli ulivi e la casa ferita dal sisma la protagonista inizia a ricordare nitidamente frammenti del suo passato; credo che per me sia stato il momento più bello del romanzo, quello che mi ha emozionata di più. In questo frangente è emersa la potenza dei ricordi e della memoria, anche la speranza che in un futuro Selvaggia possa riconquistare la sua terra e la sua casa, portarla a nuova vita in modo più sicuro.
Selvaggia e Penny nel loro piccolo riescono a mettere i bastoni tra le ruote ai potenti intenti a speculare, questo fa riflettere su quanto potrebbe essere efficace unirsi tutti insieme per perorare cause davvero importanti, resistere e lottare.
Lo stile di scrittura di Arjuna Cecchetti mi è piaciuto davvero molto, semplice e immediato, l’autore tratta con molta delicatezza e sensibilità temi importanti e complessi che sono attuali.
Questa è una storia ribelle di Arjuna Cecchetti è un romanzo davvero toccante, una storia che regala molti spunti di riflessione e soprattutto ci immerge in una realtà che non va assolutamente dimenticata.

 

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Dalia Edizioni per la copia omaggio

 

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